La vergogna e la colpa non sono emozioni di base, ma stati emotivi indotti dalla cultura, dall’educazione, ecc.
La vergogna riguarda un qualcosa di sbagliato nella propria persona (un difetto di cui siamo portatori, il “come sono”).
La colpa riguarda qualcosa di sbagliato nelle proprie azioni (il “cosa ho fatto”).
In entrambe non siamo consapevoli di come realmente ci giudichiamo e che genere di dialogo interiore rivolgiamo in noi, quel giudice interiore che parla cosa dice?
Non siamo consapevoli e non riconosciamo ciò che il giudice interiore ci dice e come ci tratta perche esso è inconscio.
Il Super-Io può essere buono o rigido o addirittura punitivo, che può essere distruttivo, è un codice etico interno a livello inconscio.
Dunque ci parliamo come ci hanno parlato e ci trattiamo come siamo stati trattati, finchè non diveniamo consapevoli.
Il fattore giudicante deriva dal giudizio che abbiamo ricevuto dalle figure di riferimento e di autorità: genitori, fratelli o sorelle maggiori, insegnanti ecc.
Non siamo consci di come ci trattiamo e ci giudichiamo finchè non diventiamo consapevoli.
Le difese, le resistenze del Super-Io, che ha costruito per non far emergere le vere emozioni, tenendoci prigionieri vivendo nella colpa e nella vergogna, ci fanno provare rabbia, paura, autosabotaggio e autodistruzione, che si riversa in tutti i settori della vita. E’ il Super-Io punitivo. All’origine di un malessere traumatico, di un blocco emotivo.
Si è in pratica ipnotizzati dal dialogo interno, da dirci che non valiamo abbastanza, che non riusciamo a fare di meglio, che tanto non cambia nulla, che non siamo abbastanza bravi ecc. Ci rivolgiamo queste parole in automatico. Ne siamo convinti.
A questo punto, se ripetiamo a noi stessi la frase “Mi merito di essere felice” è l’eco del Super-Io, dove abitano le parole, i rimproveri, le credenze di chi ci ha cresciuto. Riprogrammiamo quindi il nostro Super-Io.
Il lavoro emozionale risiede proprio nell’essere consapevoli di tutto questo.
Si può cominciare a far parlare il Super-Io in modo che ci distacchiamo da esso. E così facendo, dal dolore si passa alla compassione verso di noi, e alla ribellione di ciò che ci ha represso per tanto tempo.
In questo contesto ciò che cura è ciò che più spaventa.
La ferita emotiva viene riparata anche con l’aiuto di un terapeuta.
Con la consapevolezza già si attiva il processo di guarigione, difatti, la persona in questo processo proverà a fare ciò che non ha mai fatto, cioè a modificare i suoi atteggiamenti, ciò che dice a se stessa e come si pone nei suoi confronti e con l’altro; non si limiterà a dirlo, a rifletterci sopra, lo vivrà. E sarà questo a riplasmare il suo cervello e quindi un nuovo modo di essere.


Ritengo che la consapevolezza sia il primo e propedeutico passo che si debba fare in ogni situazione che si intenda modificare o decisione che si intenda prendere.
Ad essa segue l’accettazione di ciò che è stato e di ciò che si è vissuto.
Poi, però, deve far seguito l’azione… un agire continuativo e costruttivo… non una reazione impulsiva e distruttiva.
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È un percorso di guarigione emozionale, la guarigione infatti avviene partendo proprio dalla consapevolezza e si raggiunge piano piano un livello di coscienza diverso da quello ordinario, di grande calma, di grande presenza, sei lucida e amorevole. La meditazione favorisce la guarigione emozionale.
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