Perdonare

Perdonare non è dimenticare, giustificare e neanche non reagire. E’ semplicemente essere e agire liberi dall’odio, dal rancore, dal risentimento, dal dolore, dalla paura, dall’impotenza, dalla colpa. Anticamente le donne che perdevano il coniuge erano costrette a portare l’abito nero per tutta la vita. Legavano cuore, anima e corpo a quel dolore e lo testimoniavano lungo il corso di tutta la loro esistenza. Come se ritrovare la gioia di vivere ed essere felici fosse un atto di grave tradimento verso la persona amata, come se si fossero dimenticate di quell’amore. Ma amare è anche evolvere, trasformarsi, lasciar andare, mantenere il cuore aperto alla vita. Legarsi al dolore è un codice molto radicato nella mente: assegniamo a quel dolore il potere di non farci dimenticare l’accaduto, di esserne la memoria. Bisognerebbe insegnare il perdono. Come arma di autoguarigione e seme della pace. Per noi stessi e per la nostra civiltà.

Non è la vendetta ma il perdono a ridare alla vittima la sensazione di controllo della propria vita. Inoltre, in chi perdona diminuiscono i comportamenti autolesionisti e aumenta il sentimento di vicinanza e appartenenza alla propria comunità e all’umanità. Un padre che non riesce a dare amore al proprio figlio e lo giudica pesantemente, ad esempio, probabilmente ha ricevuto lo stesso trattamento dal proprio padre. Il perdono ci ricorda che io dolore è figlio del dolore e il potere di scegliere di spezzare questa catena di sofferenza è nelle nostre mani

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