I riti hanno spesso cercato di imitare la magia della natura: l’incenso che imita la nebbia nel bosco, i canti gregoriani che imitano le armoniche delle sfere celesti. Ma sono, appunto, imitazioni.
Nessuna cattedrale, per quanto magnifica, potrà mai competere con la volta stellata osservata da una cima montana.
Nessun sermone potrà mai eguagliare il silenzio di quella radura dove il capriolo mi ha guardato negli occhi.
In quegli istanti, la verità non viene “spiegata”, viene sentita.
La spiritualità del futuro è una spiritualità adogmatica.
Non ha bisogno di templi di pietra perchè riconosce nel proprio DNA il tempio originale.
E’ una spiritualità che non teme il dubbio, perchè sa che il dubbio è il motore della conoscenza, proprio come lo è per lo scienziato che interroga l’atomo.
L’uomo contemporaneo vive in uno stato di “scordatura” permanente.
Immersi come siamo in un rumore di fondo fatto di algoritmi, scadenze e desideri indotti, abbiamo perso il contatto con la nostra frequenza fondamentale.
Il risultato è quella malattia invisibile che chiamiamo “vuoto esistenziale”.
Ma se, come abbiamo visto, siamo fatti di vibrazione e connessione, allora la guarigione non può avvenire da un dogma o da un oggetto materiale.
La guarigione è un atto di ri-sintonizzazione.
Perchè la scienza può smontare la radio, ma solo l’anima può sentire la musica.
