Autodifese, consapevolezza e autoguarigione.

Il subinconscio e l’inconscio sono molto più potenti della mente razionale e della coscienza. La repressione e la resistenza emotiva, senza lasciar andare consapevolmente le emozioni ma reprimerle ci evita di entrarci dentro, elaborarle e fare la cosa giusta per la nostra felicità. Se le reprimi continui a fare gli stessi errori e il corpo si ammala. Il cervello emotivo è collegato al benessere di tutti i nostri organi.

Bisogna vivere il presente e non farci bloccare nelle esperienze traumatiche del passato restando lì. Guariamo pertanto attraverso il corpo e non il linguaggio e la ragione. Il cervello limbico o emotivo ha meccanismi di auto guarigione, perciò i metodi di lavoro emotivo agiscono portando equilibrio nel sistema limbico. Le emozioni sono fondamentali per la sopravvivenza.

Allora perché le reprimiamo?

Osservando un bambino notiamo la mimica come spontaneamente si esprime nonostante tutto ciò che l’eredità ci porta nella vita prenatale e prima ancora.

Oltre l’eredità anche tutti gli archetipi che dall’inconscio collettivo riceviamo.

Man mano che cresciamo perdiamo progressivamente questa libertà di espressione.

Ciò dà luogo a tre fenomeni:

  • La fobia delle emozioni che ti limitano di vivere a pieno la vita, perchè hai paura del giudizio, paura inconscia di condividere emozioni positive come la gioia, passi così per scorbutica/o, ti difendi dai complimenti, a volte perchè senti di non meritarlo, altre perchè temi l’abbandono. C’è chi si vergogna di piangere e si nasconde dietro l’ironia o il cinismo. C’è poi la rabbia emotiva inconscia, minimizzandola dicendo sempre di si’ a situazioni piuttosto che andare incontro a un conflitto, e così via.
  • La repressione emotiva è il secondo fenomeno attraverso cui si giunge al blocco emozionale. L’impedimento involontario al loro esprimersi va di pari passo con il controllo razionale e la rigidità caratteriale, che sono alla base dell’insorgere della depressione, somatizzando molte patologie anche gravi.
  • La resistenza emotiva è un autodifesa di fronte al sorgere delle emozioni. Le difese ci servono per far fronte allo stress connesso alla vita. E’ come un anestetico per ridurre il dolore. Sono difese sia rivolte verso il mondo esterno che interno per difenderci dalle nostre paure, dal dolore o dalla rabbia che proviamo internamente, Dipende poi da che tipo di difese utilizziamo. Alcune sono distruttive e rigide. Un atteggiamento di sfida, ad esempio, non è sano per difendersi, perchè impedisce di costruire relazioni buone, perchè in passato ha subìto un tradimento da un collega e non si fidava poi più di nessuno. Non era stata elaborata quell’esperienza, si sente al sicuro mantenendo un comportamento di rigidità e diffidenza, portando poi problemi di pressione alta. Un cuore sempre in tensione.

Imparare a riconoscere una reazione difensiva in se stessi è fondamentale.

Ogni atteggiamento, pensiero, reazione o persino un’emozione può essere usata come difesa se serve per evitare di sentire qualcos’altro o per coprirlo, e per evitare di essere esposta/o ad una situazione emotiva.

Ne fanno parte alcuni atteggiamenti: l’evitamento dello sguardo dell’altro in determinati momenti della conversazione, il sorridere spesso anche quando si sta avvertendo un’emozione di rabbia o tristezza, il cambiare discorso, il parlare molto in fretta in modo da evitare che l’altro possa introdursi, all’opposto anche il diventare silenziosi, irritarsi, evitare di rispondere.

Ci sono anche vie fisiche attraverso le quali ci difendiamo dalle nostre emozioni. Come diventare tesi, costrizioni al petto, senso di soffocamento, deglutizione, confusione mentale ecc. Ci si difende da qualche emozione sottostante.

Anche azioni impulsive come pulire la casa ossessivamente, o fare shopping compulsivo, mangiare, passare del tempo in internet, come anche comportamenti di dipendenza da sostanze, sono tute via di fuga dal problema esistente.

Preso coscienza di tutto ciò è necessario lavorare sul nostro corpo.

Il sintomo e le reazioni alle emozioni sottostanti ci dice che c’è un “sentito” che non stai ascoltando e diventa cronico. E diventa cronico quando la fase di riparazione si interrompe.

In base all’intensità in cui vivi l’evento negativo, il cervello si attiva e i sintomi si accendono e sono forti.

Il corpo ti sta chiedendo di attivare il suo potere di autoguarigione innato.

Il dolore ci fa fermare affinchè il corpo ascolta per permettersi di ripararsi, concediti del tempo, mettiti al primo posto; ci vuole pazienza e fiducia.

E’ importante conneterci con le nostre emozioni, con i nostri “sentiti”, le nostre percezioni, che sono alla base della nostra salute.

Una tecnica di guarigione potente è la meditazione.

2 pensieri riguardo “Autodifese, consapevolezza e autoguarigione.

  1. Tantissimi spunti di riflessione: rovistare la propria anima e il proprio vissuto emozionale è molto doloroso ma necessario per la crescita spirituale…si ricevono in dono benefici immensi in termini di guarigione (fisica e mentale) e di consapevolezza del proprio sé e del proprio cammino di vita, accrescendone l’entusiamo.
    Grazie Paola per indurci a riflettere con le tue generose parole di empatia 💕

    "Mi piace"

    1. Grazie Anna, si è necessario, nel cercare la strada verso la guarigione a tutti i livelli, l’integrazione di più saperi e di più prospettive, utilizzando sinergie terapeutiche che consentono di aprire un mondo. Servono gli strumenti e un cuore aperto.

      "Mi piace"

Lascia un commento