Spesso pensiamo ai confini come qualcosa da mettere verso gli altri.
In realtà iniziamo dentro.
Un confine sano non è una chiusura, è il punto in cui riconosci cosa è troppo per te.
Quando non ci sono confini chiari, il sistema si sovraccarica: tensione, stanchezza, irritabilità.
Dal punto di vista fisiologico, il corpo segnala quando il limite è superato. Il problema è che spesso lo ignoriamo…finchè non diventa sintomo.
Il confine non è separazione. E’ regolazione.
Un confine non è aggressività. Non è spiegare troppo. Non è è giustificarsi.
Può essere semplice.
Ad esempio: “In questo momento non riesco”. “Ho bisogno di pensarci”. “Per me questo è troppo”. Breve. Chiaro. Senza attaccare. Il confine sano protegge la relazione, non la rompe.
Quante volte abbiamo detto: Non riesco a dire di no, poi però sto male”. Accettiamo richieste, ci adattiamo, evitiamo il conflitto. Ma dentro accumuliamo tensione.
Il problema non è dire sì. E’ dire sì quando dentro c’è un no. Il corpo lo registra comunque. E prima o poi lo esprime.
Un piccolo atto di rispetto verso te stesso/a: Scegli una situazione concreta, anche piccola. E fai una cosa diversa dal solito. Non perfetta. Solo più rispettosa di te. Anche un minimo cambiamento è già un confine che si costruisce. Prova!
Pratica corporea: Sentire il limite nel corpo
Porta le braccia davanti a te, lentamente, come a creare uno spazio.
Osserva quando senti una lieve resistenza nel corpo. Non forzare oltre. Resta lì qualche respiro. Quel punto è un primo contatto con il tuo limite. i confini non si pensano soltanto. Si sentono.

Interessanti spunti di riflessione. Grazie Paola 😘
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