Resistenza

Spesso pensiamo alla resistenza come qualcosa di negativo ma molte resistenze nascono per proteggerci.

Il problema è che , a volte, ciò che un tempo ci ha aiutato sopravvivere o difenderci continua ad agire anche quando non serve più. Resistiamo a sentire. A cambiare. A lasciare andare. A fidarci. Perfino a stare bene. Più combattiamo contro ciò che sentiamo, più il sistema si irrigidisce.

Dal punto di vista fisiologico, il corpo tende a trattenere ciò che percepisce come pericoloso o non elaborato.

Pratica corporea

Osservare dove il corpo trattiene

Chiudi gli occhi per qualche minuto. Porta lentamente l’attenzione al corpo.

Chiediti:

  • Dove sento tensione?
  • Dove sto trattenendo?Scrivi senza corregerti troppo:
  • Cosa non riesce a lasciarsi andare completamente?

Non cercare di cambiare nulla. A volte la resistenza inizia proprio da piccole contrazioni di cui non ci accorgiamo più.

Riflessione

Ci sono momenti in cui diciamo di voler cambiare…ma una parte di noi si oppone. Non perchè siamo deboli. Ma perchè ogni cambiamento mette in discussione un equilibrio conosciuto. Anche quando quel vecchio equilibrio fa soffrire.

La mente vuole andare avanti. Il sistema, invece, cerca sicurezza. E spesso la resistenza nasce proprio lì: tra il desiderio di cambiare e la paura di perdere qualcosa.

Scrittura consapevole

A cosa sto resistendo?

  • Cosa faccio fatica a lasciare andare?
  • Cosa continuo a controllare?
  • In quale situazione sento più rigidità o chiusura?
  • Cosa temo potrebbe succedere se mollassi un pò il controllo?

La resistenza spesso ha bisogno di ascolto, non di forza.

Visualizzazione

Immaginare meno tensione. Chiudi gli occhi. Immagina di tenere qualcosa molto stretto tra le mani. Osserva la tensione. Poi, lentamente, immagina di allentare appena la presa. Non lasciare andare del tutto. Solo un pò. Osserva cosa succede nel corpo. A volte il cambiamento non inizia dal “mollare tutto”, ma dal creare un minimo spazio dentro la tensione.

Fare una cosa in modo meno rigido

Oggi osserva un punto della giornata in cui tendi a controllare molto: una risposta, un impegno, un pensiero, una reazione.

E prova a lasciare un piccolo margine diverso. Non perfetto. Non totale. Solo leggermente più morbido. Anche questo è un modo di lavorare sulla resistenza.

Ricordati che non tutte le resistenze sono nemiche. Molte sono parti di noi che hanno imparato a proteggersi trattenendo, controllando, irrigidendosi. Per questo non sempre serve combatterle. A volte serve prima comprenderle. e creare, poco alla volta, abbastanza sicurezza perchè qualcosa dentro possa finalmente ammorbidirsi.

Un pensiero riguardo “Resistenza

  1. Grazie Paola! Senza paura non c’è coraggio. La paura di mettersi in discussione, di perdere quegli equilibri e quelle certezze tanto rassicuranti quanto spesso limitanti e che inducono ad adattarsi anche alla sofferenza, mascherata da impotenza, che spesso si tende ad ignorare, a non comprendere, si resiste appunto! La tua riflessione è una preziosa spinta per acquisire la necessaria consapevolezza delle diverse forme di resistenza che ci privano della possibilità di attuare il nostro cambiamento, la nostra evoluzione animica ❤️

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